farò il possibile per piacerti... ma non posso fare miracoli l'altra sera mi sono perso ad osservare le nuvole che percorrevano il cielo... ero arrivato a uno stadio primitivo del mio io in cui quel dolce fluttuare e spostarsi era riuscito a colmare quell' inquietudine interiore che da un pò mi pesa... poi mi sono fermato a riflettere: tutto quello che in quel momento per me era la semplicità che si manifestava nella sua bellezza, da un' altra parte, in un altro luogo era fonte incessante di studio, attraverso chissà quali calcoli e formule... come può l' uomo rovinare sempre tutto? trasformare la bellezza della vita in un angoscioso raziocinare? c'è una banchina esterna della metropolitana, mi ricordo ogni mattina attesa eterna e la campana di un istituto tecnico industriale, ora la vedo passando dalla tangenziale: sembra uguale almeno da fuori, sui muri disegnano i cuori delle lovestory o capolavori di illegali pittori. ora come allora all'ora di punta la valanga dei ragazzi in banda e forse ce n'è uno sull'ultima panca, lo sguardo scuro lo protegge, non dice una parola, e quando scrive o legge non è mai roba di scuola. forse non si impegna al massimo, e i voti si abbassano, e ha cuffie che lo staccano dai genitori che se i soldi non bastano si scannano... e certe sere tiene il fiato tanto che la fine sembra lì a un secondo... e non crede più alle favole perchè ora fa a pugni con il mondo... ma quanto è bella l'italia alle sei di sera. siamo tutti in fila, c'è la sciura affianco che sclera. eppure ha una mercedes nera, nel baule ha la spesa, sicuramente ha una carriera, ma perchè è così tesa: suona il clacson e impreca mentre il bambino dietro gioca col gameboy, finge che non sente niente tanto poi si sfoga e si siede davanti alla tele, seduta stante riceve regali quando piange anche se grande: quanti giocattoli che hai, hi-tech, hi-fi, hai mediaset e rai e la parabola di sky. ma nonostante il galateo e le immagini sacre, se sarai espulso dal liceo avrai il disprezzo di tuo padre, che magari è un rispettato avvocato che pensa alle brutte compagnie che ti hanno rovinato e a quando gli hai urlato: ''scusa tanto se non sono come te, io comincerò dal fondo. e non credo alle tue favole perchè faccio a pugni con il mondo''...mi stancherei, non crederei più a niente... ma poi c'è lei inaspettatamente... e certe volte non ci credo che è vera, tanto che non vedo l'ora che arrivi la sera, quando mi toglie i guantoni e mi cuce le ferite. sorride ai problemi e dice finchè stiamo insieme lei è felice. e io finisco anche al tappeto, altrochè, ma questa vita un po' la cambio. se quando torno ad aspettarmi trovo te io la mia casa la difendo... e si può credere alle favole anche se fai a pugni con il mondo. e si può credere alle favole anche se fai a pugni con il mondo. |